martedì

Una storia

Una volta, in un bel giorno di sole, un bottone decise di alzarsi dalla sabbia - ci era rimasto sommerso per anni - e farsi un giro nei dintorni.


Lì vicino, un cerino chiuso nella sua scatola per cerini, faceva capolino ogni mattina per poi ritornare a rintanarsi dentro deluso dal piattume del paesaggio.


Non potè credere ai suoi occhi quando vide il bottone rosso rotolare su se stesso tra le dune della spiaggia! Una creatura vivente da guardare! La giornata si presentava decisamente diversa. Il cerino uscì dalla scatola e prese a seguire il bottone.


Seguiva la pista sottile che disegnava la sua circonferenza, facendola diventare solo più profonda.
Affondava il suo stecco nella sabbia calda e dorata e mai come ora la natura attorno a lui era diventata magnifica e sostanziosa!


Tutto aveva una forma propria e un senso tangibile.


Il bottone s'accorse del cerino quasi subito, ma non cercò di seminarlo, anzi si divertiva a disegnare i ghirigori più contorti per rendirgli difficile la traversata. Il cerino, dal canto suo, era così galvanizzato di questa novità nella sua vita, che non s'accorse nemmeno delle intenzioni malandrine del bottone e continuò l'inseguimento ludico.


Si divertivano entrambi, soprattutto nella discesa delle dune quando il bottone prendeva molta velocità e il cerino si stendeva per potergli stare al passo.


Poi arrivò l'elastico.


Era un tipo calmo che amava osservarli seduto sotto gli arbusti. A volte nascondeva la testa sotto la sabbia e, scambiandola con i suoi piedi, la faceva rispuntare dall'altra parte della duna. Questi giochetti lasciavano i due amici sbalorditi.


Sebbene il cerino fosse molto impaurito da quello strano personaggio, il bottone gli chiese di correre con loro e l'elastico accettò.


Il gioco consisteva nel disegnare sulla sabbia l'arabesco più bello. Il cerino si sentì spacciato ancor prima di cominciare: non era un creativo e le opere più belle le aveva fatte grazie all'amico bottone.
Il bottone partì tutto euforico in una giravolta senza freni, senza accorgersi che l'elastico aveva attaccato un' estremità ad un suo foro. E mentre il bottone disegnava l'arabesco più sofisticato che avesse mai fatto, l'elastico, attaccato da una parte al bottone e dall'altra saldamente ancorato ad un arbusto, riproduceva il suo capolavoro a grandezza monumentale.


Finiti i lavori, il bottone non poté non riconoscere che l'opera dell'amico fosse di gran lunga migliore della sua e, con il groppo stretto in gola, gli fece i suoi complimenti e se ne andò.
Non salutò neppure il cerino che, abbandonata la gara dal principio, aveva assistito alla furberia attuata dall'elastico e voleva vendicare l'adorato amico.
Il cerino sconsolato non poteva accettare che questa amicizia finisse lo stesso giorno in cui era iniziata; perciò, colmo di dispiacere, s'infiammò d'ira e andò a dirne quattro all'elastico. Man mano che s'avvicinava questi sembrava sempre più intimorito tantè che prese a rimpicciolirsi fino a fondersi nella sabbia.


Il cerino vittorioso gioì della morte dell'elastico e immaginò un futuro assieme al bottone senza più ostacoli che li avrebbero separati.


Ma quando si volse indietro a cercarlo, il bottone non c'era più. Scomparso nella sabbia.


Il cerino continua a fare capolino dalla sua scatola per cerini ogni mattina sperando che una forma circolare rossa passi davanti a lui ad incalzare il grigiume del paesaggio.
Ogni giorno esce dalla scatola e si sforza a disegnare degli arabeschi infantili nella speranza che l'amico passando di lì, sappia che lui lo sta aspettando. Ogni giorno ne disegna uno diverso e diventa sempre più bravo.
























2 commenti:

Cristian ha detto...

Hai scritto tu questo racconto? Sia che si, sia che no ... mi piace come scrivi, ho letto un pò di cosette a zonzo x il tuo blog...

Ebbrava!!!!



ciao

sara ha detto...

E' venuto fuori un bel lavoro dall'idea cartacea..
brava amica!sono molto fiera di te!